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“I, Tonya”: nulla è mai abbastanza per “l’altro volto” dell’America

Sono uscita da lavoro e sono corsa al cinema con l’idea di distrarmi dallo stress quotidiano e godermi un bel film. Alla fine del film ero tutt’altro che rilassata – turbata è la parola giusta – ma soddisfatta: è una storia che vale la pena conoscere.

Tonya (Margot Robbie) inizia a pattinare all’età di 4 anni e, durante la sua carriera, facendosi strada a suon di gomitate, tenta in tutti i modi di diventare la migliore pattinatrice d’America senza perdere i suoi tratti distintivi. La protagonista riesce a coltivare la sua Continue reading ““I, Tonya”: nulla è mai abbastanza per “l’altro volto” dell’America”

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Intervista al Contramestre Yuri D’Alessandro: la Capoeira quale “arte marziale a ritmo di musica”

Yuri D’Alessandro è un “Contramestre” di Capoeira, disciplina di lotta e difesa, a ritmo di musica, sviluppatosi, originariamente, nel XVI secolo tra gli schiavi africani deportati in Brasile.

Egli fa parte del gruppo Soluna, uno dei primi che portò la Capoeira in Italia.

  • Buonasera Yuri. Inizio con il chiederle di spiegare ai lettori cos’è la capoeira.

La Capoeira è una pratica, una lotta di difesa e attacco, un’arte che si sviluppa tra/da gli schiavi africani deportati in Brasile nel XVI secolo. Con il tempo nella pratica venne introdotta la musica per mascherare la lotta agli occhi del padrone e fu così che assunse in parte l’aspetto di una danza. Oggi lotta, musica e danza coesistono ed è proprio questa la sua caratteristica rispetto alle altre arti marziali. A me piace definirla arte marziale a ritmo di musica. Con una differenza sostanziale: anche se si imparano tecniche di combattimento si parla di “giocare” con l’altro, non combattere, jogar capoeira. In realtà instauriamo un dialogo con il nostro compagno/avversario. C’è un ritmo che scandisce e definisce il nostro “gioco”. Questo ritmo è dato dal Berimbau, lo strumento principale della Capoeira, quello che comanda la “roda”! Per questo c’è complicità nel gioco, pur scambiandosi tecniche di attacco e di difesa proprie di una lotta, di un’arte marziale e quindi puntando comunque a mettere fuori gioco l’avversario. Continue reading “Intervista al Contramestre Yuri D’Alessandro: la Capoeira quale “arte marziale a ritmo di musica””

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Legge Lotti e i diritti televisivi sul calcio: cosa non funziona?

È di recente acquisizione la notizia dell’aggiudicazione da parte di Mediapro, gruppo audiovisivo spagnolo, dei diritti per la trasmissione delle partite di Serie A per il triennio 2018-2021.

Trattasi di una svolta epocale perché, per la prima volta, mette seriamente in discussione il duopolio detenuto da Sky e Mediaset, che ha dominato incontrastato nel settore negli ultimi anni. Ci avevano provato, più di 10 anni fa, La7CartaPiù e Dahlia, ma il fatto stesso che nessuno ricordi l’esistenza dell’iniziativa intrapresa da queste due, è indicativo del fallimento del progetto.

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Olimpiadi invernali 2018: nordcoreani varcheranno il 38° parallelo

Quello che non si riesce ad unire con la diplomazia, lo fa lo sport. Alle prossime Olimpiadi invernali, in programma dal 9 al 25 febbraio a Pyeongchang (Corea del Sud), gli atleti delle Due Coree cammineranno fianco a fianco, dietro la stessa bandiera.

C’è un momento storico di “tregua” tra Corea del Sud e Corea del Nord. Questa “pausa dalla guerra” è dovuta all’apertura dei Giochi Invernali di Pyeongchang, in cui gli atleti e i funzionari che rappresenteranno i due Paesi, sfileranno insieme dietro un’unica bandiera, bianca con lo stemma blu della penisola coreana, portata da due atleti, un rappresentante della Corea del Sud e uno della Corea del Nord. Non è la prima volta che gli Stati asiatici decidono di fermare il loro astio e far camminare i proprio sportivi l’uno Continue reading “Olimpiadi invernali 2018: nordcoreani varcheranno il 38° parallelo”

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Il Var: lo strumento della discordia

Giunti alla pausa del campionato, con la metà più una delle 38 giornate della stagione giocata, è tempo di tirare le fila sull’utilizzo della novità di quest’anno: ci riferiamo al Var.

Acronimo di Video Assistent Referee, il Var (o la Var, che dir si voglia), è quell’agognata moviola in campo, da tempo invocata da tanti per calmare gli animi dei tifosi e garantire la regolarità dei campionati. Così bramata da taluni da diventare cavallo di battaglia di alcuni volti celebri, fra i quali spicca il recentemente scomparso e compianto Aldo Biscardi.

Introdotto con la Fifa Confederations Cup del 2016, il Var viene utilizzato da quest’anno nel nostro campionato, in quello tedesco, in FA Cup e dalla prossima stagione anche nella Liga. Fa il suo esordio in Serie A fin dal primo match della stagione in corso: Juventus – Cagliari, anticipo della prima giornata del campionato 2017/18. È il 37’ minuto quando Maresca viene richiamato all’attenzione dall’assistente Var per un contatto in area di rigore tra Alex Sandro e Duje Čop.

È il primo, storico, calcio di rigore assegnato dalla tecnologia in Italia.

Ma viene vanificato dall’errore dal dischetto di Diego Farias, che si lascia ipnotizzare dal sempreverde Gianluigi Buffon, alla sua Continue reading “Il Var: lo strumento della discordia”

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CIO: i videogiochi possono essere considerati sport

Uno dei principali dibattiti che si sono accesi negli ultimi giorni è quello sollevato dal CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, il quale ha dichiarato sabato 28 ottobre durante la riunione tenutasi a Losanna che i videogiochi competitivi possono essere considerati al pari delle attività sportive.

Le motivazioni di tale affermazione si basano sulla costanza e sull’intensità degli allenamenti di coloro che approcciano a questo mondo virtuale con una serietà ed una competizione a livelli agonistici. Tale “preparazione atletica” ha quindi insinuato l’idea all’interno del Comitato di ammettere gli eSports (definizione tecnica per chi gioca ai videogiochi a livello competitivo, organizzato e professionistico) ai giochi olimpici che si terranno a Parigi nel 2024.

Per essere pienamente riconosciuti, ovviamente nel rispetto del regolamento, bisognerà che gli eSports vengano dotati di strutture antidoping e combattano in ogni modo l’attività delle scommesse illegali. I più gettonati tra i videogiochi competitivi per partecipare alle Olimpiadi, nonché i più popolari, sono i cosiddetti MOBA, che significa Multiplayer Online Battle Arena, e cioè i giochi che permettono a più giocatori di sfidarsi online contemporaneamente.

Ma ecco il fulcro del dibattito: è giusto considerare questo tipo di attività virtuale come uno sport a tutti gli effetti, giustificata solo dal fatto che la competizione è preceduta da estenuanti allenamenti ed i giocatori sono passibili di infortuni alle articolazioni delle mani? O tutto si riduce alle ingenti somme di denaro che gli eSports offrono, visto e considerato l’enorme bacino d’utenza di cui vantano? I videogiochi competitivi, infatti, sono praticati in tutto il mondo, ma paesi vasti ed economicamente floridi come la Cina, la Corea del Sud, gli Stati Uniti, i Paesi Bassi ne detengono il primato.

È vero che la pratica dei videogiochi, soprattutto online, si sta rapidamente diffondendo nel globo tramite la nuova generazione di adolescenti, ed è anche vero che l’unione tra il mondo virtuale ed il mondo sportivo rinvigorirebbe parecchio il numero degli spettatori e dei telespettatori dei giochi olimpici, eppure gli atleti di tutto il mondo – e non solo – gridano all’ingiustizia.

Camilla Palladino