“Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni: la recensione

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Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi

Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi

“Non è una colpa, l’amore. L’amore quando arriva, arriva.”

“Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi”, edito da Giulio Einaudi Editore, è il nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni, la chiusura della “trilogia del tango”, iniziata con “Caminito” e proseguita con “Soledad”.

Siamo nel 1940, l’Italia è in guerra. Ricciardi è costretto a trasferire la famiglia a Fortino, suo paese natale, preoccupato per la figlia Marta e per i suoceri, in grave pericolo a causa delle origini ebraiche. Ma a Fortino il commissario dovrà affrontare il suo passato, un antico ricordo, disseppellendo una storia di gelosia e amore, e scoprendo che la verità si aggira nell’ombra della famiglia.

Questa volta a «parlare» a Ricciardi è un bracciante ucciso proprio nel suo podere quando aveva solo sei anni, la stessa età che ha ora Marta, sua figlia. E sarà proprio lei, che ha ereditato gli stessi tormenti del padre, ad aiutarlo nella scoperta di una sorprendente verità.

“Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi” è un romanzo emozionante, avventuroso, lirico: tre aspetti spesso difficili da trovare nel genere “giallo” ma che qui diventano leitmotiv di tutta la narrazione.

La morte del bracciante è il giustificativo per raccontare antichi dolori, speranze lasciate annichilire, la solitudine, l’incapacità di perdonare. La morte diventa espediente per definire la geografia umana delle emozioni.

Ricciardi cammina guardingo e attento; accanto a lui, oltre a Marta e ai suoceri, la presenza della moglie deceduta Enrica. Fortino, luogo di infanzia, è per il commissario un posto, a tratti, ostico perché l’uomo, partito da lì per studiare e per vivere la sua vita, al suo rientro “obbligato” non si riconosce in quella terra. Eppure, in poco tempo comprende come riuscire a scardinare le obiezioni per riportare a galla la verità. È il senso di giustizia a muovere il commissario, l’incapacità di lasciare che una morte rimanga insoluta.

In parallelo in città, a Maione, osserviamo lo svolgersi della “Storia”, quella scritta nei libri, e apprendiamo le vicissitudini del dottore Bruno Modo, grande amico del commissario. L’uomo, infatti, svolge attività politica sovversiva, proponendosi di diventare fautore di un attentato ai danni di Heinrich Simon, un pezzo grosso del partito nazionalsocialista. Bruno si incarica dell’uccisione perché convinto di non avere nulla da perdere, nessuno da lasciare solo.

E poi abbiamo Laura che langue nella nostalgia della sua terra, dei suoi affetti, nonostante la sicurezza di una carriera di successo a Buenos Aires. Una donna che ha cambiato nome e vita per dimenticare il suo passato ma che riesce solo a sognare il rientro, come un vecchio Ulisse che aspira alla sua Itaca.

“Ho paura dell’incontro

con il passato che ancora una volta si confronta con la mia vita.

Ho paura delle notti che, popolate di ricordi, incatenano i miei sogni.

Ma il viaggiatore che fugge prima o poi interrompe il suo cammino

e benché l’oblio, che tutto distrugge,

abbia ucciso la mia vecchia illusione

tengo nascosta un’umile speranza

che è tutta la fortuna del mio cuore.”

Sono tanti i personaggi nel romanzo che affascinano e incuriosiscono, pur se mai realmente conosciuti nell’interezza: da Nelide Vaglio, governante della famiglia Ricciardi, alla maestra Giovanna, fino a Bambinella, il travestito della città che aiuta la polizia e che avrà un ruolo fondamentale per la vita di Bruno Modo.

Ma è zi’ Filumena il personaggio più affascinante: una donna apparentemente muta e sorda in grado di raccontare a Marta antiche storie di amore e perdita, di gioia e sofferenza. Uno sguardo vero sulla malinconia della vita, sull’ingiustizia dei suoi giorni, sulla capacità di sognare altro, sulla necessità di immaginarsi forse in un’altra storia, in un altro finale.

“Io mi piazzo qua perché da qua si vedono le montagne, e certi giorni quando è limpido si vede pure un pezzo di mare. E se hai la testa giusta, puoi superare le montagne e navigare nel mare. Io da qua posso fare quello che ho sognato sempre e non ho mai fatto: mettermi in viaggio.”

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