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Rileggendo Jane Austen, ritratto di una pre-femminista incompresa.

Il nome di Jane Austen fa riecheggiare immagini di verdeggianti campagne inglesi, tazze fumanti di te, attesa trepidante di sontuosi balli in casa e, naturalmente, matrimoni.

Il matrimonio è un tema caro e centrale nella letteratura “austeniana”. Le donne della sua epoca (siamo nella seconda metà del Settecento, inizi Ottocento) dovevano sposarsi, imperativo d’obbligo, rimanere zitelle era l’anticamera dell’esclusione sociale e, molto spesso, della povertà. Eppure, a dispetto delle sue opere, la Austen scientemente scelse di non sposarsi e di vivere del suo lavoro di scrittrice. Una risoluzione per l’epoca realmente anticonformista; e lo fece non perché non avesse spasimanti o, come spesso una certa critica letteraria maschilista sostiene, fosse brutta, anzi.

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Men who rape. La trasversalità sociale: dalle molestie sessuali allo stupro

Si tratta di una riflessione per ragionare sulle donne, le molestie sessuali e lo stupro. Era la metà degli anni ’90 e mi trovai a scriverne per un dibattito pubblico.

Da allora ad oggi, ricavatene le considerazioni su cosa è cambiato.

Nel dibattito pubblico si è alzata l’asticella dell’attenzione, al di là delle leggi cambiate o comunque rafforzate contro i reati sulle donne?

Ogni fatto riferito di cronaca di allora sembra rimandare alla copia di altri fatti di cronaca dell’oggi.

La meraviglia che mi ha colto rileggendo è stata la delusione di scoprire che nell’immaginario del nostro vivere sociale poco o niente si sia modificato.

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Il silenzio è complice: l’incessante ipocrisia del mondo di Hollywood

A parte l’otto marzo, mai come in questi giorni sono stati fatti così tanti appelli alla solidarietà e all’unione femminile.

Infatti, dall’esplosione del caso Weinstein, l’intero ambiente cinematografico e politico si è mobilitato per condannare le azioni dell’ormai ex re Mida di Hollywood e supportare tutte le donne che si sono fatte avanti per denunciarlo. Tra queste personalità due sono ben note al pubblico internazionale e sono da tempo considerate icone del femminismo moderno: Meryl Streep e Hillary Clinton. Entrambe sono state in qualche modo legate al produttore cinematografico americano (la prima, sua grande amica, ha partecipato a numerosi film prodotti dalla sua casa di produzione mentre la seconda, insieme al partito democratico, ha potuto contare sulle sue generose donazioni durante la campagna elettorale dello scorso anno) e hanno condannato fermamente il suo comportamento. “Non sapevo che avesse avuto incontri nella sua camera d’albergo, nel suo bagno, o compiuto azioni inappropriate o violenze. Il suo comportamento è inescusabile” ha dichiarato la Streep, dicendosi sconvolta e disgustata dall’accaduto. Affermazioni simili anche da parte dell’ex candidata democratica: “Il comportamento descritto da queste donne non può essere tollerato. Il loro coraggio e il loro sostegno degli altri è fondamentale nell’aiutare a fermare questo genere di comportamento”. Entrambe, infine, lodano le donne che hanno avuto il coraggio di denunciare Weinstein e invitano ad un’azione coesa contro il sessismo e il misoginismo imperante nella società odierna.

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“L’inganno”: l’ingannevole salvezza di un soldato americano nell’ultimo film della Coppola

“L’ inganno” di Sofia Coppola inizia con una scena da fiaba di cappuccetto rosso e finisce con un forte richiamo all’ultima cena.

La storia è ambientata durante la guerra di secessione americana. Alcune giovani donne, di età e predisposizioni d’animo molto diverse, continuano a svolgere normali e rassicuranti faccende domestiche mentre in lontananza si sentono i rumori della battaglia.
L’equilibrio che regna nel collegio femminile Farnsworth Seminary, tra ricami, preghiere e lezioni di francese, s’incrina quando il giovane caporale John McBurney (Colin Farrell) viene salvato da Amy (Oona Laurence): colei che più
di tutte le altre studentesse ha amore e compassione verso qualsiasi essere vivente. È lei che conduce il suo personale “lupo Continue reading ““L’inganno”: l’ingannevole salvezza di un soldato americano nell’ultimo film della Coppola”

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Depilazione – Mutilazione? Donne, uomini e modelli estetici

Navigando in rete è sufficiente ricercare l’espressione “parità di genere” per trovare un enorme quantitativo di contenuti e opinioni sul tema.

Un articolo tra quelli che ho individuato mi ha colpito in particolar modo.

In esso l’autrice sosteneva di essere consapevole di fare scelte anti-femministe nel momento in cui si depilava, truccava o indossava i tacchi. La sua tesi, infatti, era che tutte queste scelte estetiche erano determinate da una cultura patriarcale che lei e tutte le donne interiorizzano fin da giovane età, e imparano a rispettare per essere socialmente accettate. Se infatti una donna decidesse di non omologarsi a queste regole verrebbe derisa, isolata o addirittura molestata. Parlava quindi della depilazione come di una “leggera mutilazione” di parte del proprio corpo, non più accettato nella sua naturalezza.

L’articolo mi ha spinto a riflettere. Il tema dell’imposizione di modelli estetici femminili non è certo nuovo, ma ciò che in questo caso Continue reading “Depilazione – Mutilazione? Donne, uomini e modelli estetici”