Intervista ad Amara (autrice di Fiorella Mannoia): Bisogna tornare ad avere la fantasia dei bambini

Prendete un bel pomeriggio di fine febbraio, un treno della metropolitana, una grande stazione e, di lato alla sua uscita, un bel negozio di dischi. Mettete anche che avete voglia di entrarci, e magari prendere qualche disco. O anche no. Magari avete proprio voglia di vedere due noti cantautori che presentano i loro nuovi lavori, compreso un loro duetto.

Ecco, questo è, per me, un bellissimo pomeriggio, in compagnia di Amara e Paolo Vallesi, che il 21 febbraio hanno presentato alla Discoteca Laziale di Roma i loro due ultimi dischi: “Un filo senza nome” per lui e “Pace” per lei. Quest’ultimo brano, tra l’altro, contiene la title-track presentata a Sanremo, fuori concorso, in quanto Amara è anche l’autrice di Che sia benedetta (il brano cantato da Fiorella Mannoia, con cui la cantante romana si è piazzata al secondo posto, ndr). Mettete che entrambi cantano stralci dei loro cavalli di battaglia, un’emozionante versione di C’è tempo e di Una notte in Italia di Fossati, tanta ironia ed il gioco è fatto! Non basta, dite voi. Ed allora, eccovi il pezzo forte. Incontro Amara per intervistarla dopo la presentazione!

Ecco com’è andata!

  • Come è nato il progetto con Fiorella?

Non lo chiamerei un progetto. Anzitutto scrivo le canzoni per me, nascono e poi hanno una vita propria, perché sono dei canali. A “Che sia benedetta” ero particolarmente legata, e quando si sono sovrapposte le due frequenze si sono incontrate è stato una cosa bellissima.

  • Come hai reagito alla notizia della sua decisione di partecipare a Sanremo con la tua canzone?

Quando lei mi ha telefonato per dirmi che sarebbe andata in gara a Sanremo con questa canzone, ho pianto. Il solo fatto che sia stata lei a chiamarmi è già qualcosa di veramente forte. Sono davvero molto grata a Fiorella per avermi scelto per un momento così importante, non soltanto per me, ma per la musica intera.

  • E che mi dici di “Pace”? Come è nata la collaborazione con Paolo?

Ho incontrato Paolo a Prato, durante un evento di beneficenza. Stavamo facendo il soundcheck. In seguito, abbiamo avuto modo di conoscerci come persone e, dato che tutti e due raccontiamo la vita nelle nostre canzoni, abbiamo deciso di fare questo viaggio. Credo che anche qui, come nel caso di Fiorella, ci sia stato un disegno.

  • Ascoltando il tuo disco, mi sono soffermato su un paio di brani. Il primo di questi è “Grazie”, che è un inno alla vita. Ci sono mai stati, durante il tuo percorso, dubbi su ciò che la vita ti ha presentato?

I dubbi ci sono sempre: ogni volta che si presentano un bivio, un punto interrogativo, una situazione. I “perché” ci sono sempre, ma credo che bisogni capire il vero senso delle cose, se siano una felicità, un dolore, oppure una difficoltà, perché noi siamo quello che viviamo, e la nostra vita può essere pienamente vissuta solo grazie alle nostre esperienze.

  • L’altro brano su cui mi sono parecchio soffermato è “La terra e il pane”. Qui, per te, la dignità dell’uomo assurge a valore supremo e ad entità irrinunciabile. Pensi che, in questo momento storico, l’uomo sia rispettato per quello che è?

L’uomo dovrebbe anzitutto rispettarsi, per far sì che venga rispettato. Per cui, la propria dignità corrisponde al valore che ognuno di noi le dà, e per capire se c’è un vero rispetto per l’altro che abbiamo di fronte a noi, basta rispondere a questa domanda: tu ti rispetti?

  • In questa canzone tu nomini “un grande uomo”. Puoi dirci di chi si tratta?

È Cristo. Da ricercatrice, credo che il vero senso della vita, per l’uomo, sta nel cercare la propria Verità, e mi baso sulla testimonianza di persone che, in passato, hanno vissuto realmente questa ricerca, lasciandoci dei messaggi che vanno ben oltre ogni credo religioso. In questo brano, quindi, si parla di uomini e donne che hanno raggiunto un contatto diverso con ogni particella della Vita e di quello che va ben oltre la stessa.

  • Secondo te, il mondo di oggi, ha ancora fantasia o no? Perché, a giudicare dalle notizie che ci giungono dall’Italia e dal mondo, sembra che l’abbiamo un po’ persa…

Quando si perde il significato del vero motivo per cui viviamo su questa Terra, allora perdiamo anche la fantasia e lo spirito per vivere bene le cose. La fantasia è utile per prendersi meno sul serio sotto certi aspetti. Purtroppo, c’è questa informazione fatta di violenza e di altre “interferenze”: dovremmo provare a distaccarci da tutto, disconnettere la nostra mente in maniera completa da quanto vediamo. Solo così, forse, possiamo apprezzare la vita in senso lato, intendendo anche la natura e i rapporti umani. Ma tutto parte esclusivamente da noi, che siamo i depositari della stessa Verità che cerchiamo fuori.

  • Quindi, come Cristo diceva, c’è bisogno di tornare un po’ bambini?

In realtà, non dovremmo proprio dimenticarci che anche noi abbiamo avuto un’infanzia, che è quello che capita ad ognuno di noi. Ad un certo punto della nostra vita, ci dimentichiamo completamente di essere stati bambini anche noi, che ci stupiamo quando li vediamo sorridere, per la bontà e la luce che i loro occhi emanano. Dovremmo, quindi, ritornare ad usare un po’ di quella fantasia tipica dei bambini, per cercare di migliorare le cose.

Nazario Ricciardi

 

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