Breve guida per orientarsi tra i disastri delle banche venete

Posto che quello delle due banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, è l’ennesimo “pasticciaccio” tutto italiano, occorre adesso per i malaugurati risparmiatori mettersi al riparo. Perché la tempesta arriverà, eccome se arriverà.

Bypasserò in questa sede tutta la storia di truffaldineria che vi è dietro, anche piuttosto nota alle cronache. Bilanci gonfiati o buchi nascosti, amministratori e top manager fraudolenti e incapaci; controllori (Banca Italia e Consob) che ormai hanno assunto questo ruolo da Bella Addormentata nel bosco che si risveglia solo quando le tre fate hanno fatto tutte le pulizie e rassettato casa. Della serie bella vita! E con sorpresa chi dorme più di tutti continua ad essere il popolo italiano che, vuoi per un velo di idiosincrasia verso tutto quello che riguarda finanza, numeri e banche, non si accorge di questi moderni Robin Hood che rubano ai poveri per donare a sé stessi al fine di diventare sempre più ricchi.

Chiusa la parentesi apertamente polemica, la volontà è di fornire un breve vademecum per orientarsi in questo casino e cercare di salvare il salvabile. Innanzitutto tre sono le date da tenere a mente: 24 agosto, 30 settembre, 25 ottobre. Sono, infatti, questi i termini entro i quali obbligazionisti subordinati, azionisti e, più in generale, i creditori delle due banche venete devono chiedere rimborsi oppure ripresentare una causa civile eventualmente avviata prima della liquidazione coatta amministrativa.

Rapidamente qualche definizione per i più a digiuno: obbligazionisti subordinati potremmo essere anche noi a nostra insaputa; purtroppo si è diffuso questo pessimo mal costume da parte delle banche di vendere prodotti non sicuri ad ignari risparmiatori, che loro malgrado si ritrovano a partecipare al rischio legato al mercato. E quindi anche del possibile fallimento delle banche, perché sì le banche falliscono anche se in “giuridichese” lo vogliono “chiamà” liquidazione coatta amministrativa, che altri non è che una particolare procedura liquidatoria “più soft”, dato che se una banca fallisce può fare danni di non poco conto all’intero tessuto economico-sociale.

Dunque, il Decreto legge 99 del 25 giugno scorso ha disposto la liquidazione coatta amministrativa delle due banche venete, con buona pace dell’Europa che avrebbe previsto un altro procedimento. In tal quadro, cosa devono fare i creditori sociali, tenendo presente anche che vi è stata la contestuale cessione parziale ad Intesa San Paolo (per la sostanziosa cifra di 1 euro)? Innanzitutto bisogna tener presente che ogni posizione andrà valutata singolarmente.

In generale, per quanto riguarda persone fisiche, imprenditori, coltivatori diretti che hanno sottoscritto obbligazioni subordinate, entro il 30 settembre (e qui la data ha un certo peso perché il termine è perentorio) potranno rivolgersi al Fondo di solidarietà già in precedenza istituito per le quattro banche risolte, potendo recuperare l’80 percento di quanto investito. Altro momento di reflusso gastro-polemico: ricordiamo che sono i soldi dei contribuenti quelli del Fondo di solidarietà, quindi alla fine sempre noi stiamo pagando i casini di pochi banditi.

Per quanto riguarda gli azionisti veri e propri, lì il discorso cambia. L’azionista è pur sempre un socio della banca, quindi, partecipa per intero al rischio. Tralasciamo che, spesso, azionista può essere anche solo il povero piccolo imprenditore o pensionato con qualcosa da parte che, in maniera un pizzico sprovveduta ma con buona fede, voglia solo implementare un cicinin il proprio capitale. Magari per comprare una casetta al figlio che si sta per sposare e consigliato da un pessimo Direttore di Banca, a sua volta guidato da alti dirigenti senza scrupoli interessati solo a far crescere il titolo. Per gli azionisti la data di riferimento è il 24 agosto, termine entro il quale dovranno presentare l’istanza di ammissione al passivo (si ricorda che in questo caso è pur sempre presentarla tardiva l’istanza, ma prima si fa meglio è). Si perché in questo caso si andrà ad applicare il TUB, il Testo Unico Bancario, e solo qualora vantino pretese risarcitorie per quanto riguarda possibili violazione del TUF, Testo Unico della Finanza, per violazione dei prospetti informativi. Che ci sono, a mio parere, altroché se ci sono. Altro aspetto interessante è che, guarda caso, il Dl con una norma a mio avviso palesemente incostituzionale (e non solo il mio anche di personalità giuridiche di spicco) esclude la possibilità di chiedere risarcimenti ad Intesa San Paolo. Intendiamoci, Intesa non è venuta sul suo nobile destriero a salvare le due donzelle venete in pericolo di morte, perché dalla cartolarizzazione dei crediti “in bonis” delle due martoriate banche ne guadagnerà un bel po’. Per onestà intellettuale c’è però da dire che l’istituto guidato da Messina è un fiore all’occhiello europeo per quanto riguarda gestione finanziaria e solidità del gruppo. Ma non sono delle moderne Madre Teresa, ecco.
Correntisti ed obbligazionisti senior possono, invece, stare tranquilli visto che continueranno a ricevere le cedole con la sola differenza che le emetterà Intesa.

Infine, il 25 ottobre è ultimo giorno utile per chi (azionisti o creditori in genere) avesse precedenti contenziosi instaurati con le banche, attualmente sospesi con l’apertura della liquidazione coatta amministrativa. I relativi contenziosi dovranno essere riassunti nei confronti di Intesa San Paolo. Il Dl parla genericamente di “controversie”, quindi io ci butterei tutto dentro, anche quelli davanti ad Arbitro Bancario Finanziario (presso Bankitalia) e Arbitro per le controversie finanziarie (presso la Consob). Più gli ignari (e fregati) risparmiatori riescono a recuperare meglio è.

Si tratta naturalmente di tematiche molto tecniche e complesse per gli stessi operatori giuridici, quindi pensare che la povera “vecchiarella” con la sua pensione di una vita e qualche risparmiuccio messo da parte con fatica e anni di lavoro si ritrovi ad essere un’obbligazionista subordinata fa letteralmente male al cuore. La nostra Costituzione, in questo, si rivela sempre un faro che dovrebbe essere seguito nella nebbia, quando, all’art. 47 dichiara che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. Incoraggiamento e tutela, parole non di certo scelte a caso dai nostri padri Costituenti, eppure in questi anni così biecamente e in maniera reiterata tradite. La colpa è sovente, mi spiace dirlo, degli stessi risparmiatori. È necessario aumentare la propria cultura finanziaria per evitare di incappare in squali senza scrupoli interessati solo al proprio di guadagno. Non siamo più, purtroppo o per fortuna, negli anni Sessanta in cui Bot e Btp facevano la fortuna del piccolo risparmiatore, garantendogli una rendita sostanziosa e fissa. Per investire oggi è necessario applicare una regola, prima ancora che finanziaria, di buon senso, ovvero dietro promesse di interessi troppo elevati si cela di certo l’assunzione di un rischio perdita di capitale troppo elevato. Banca Etruria docet. Altro accorgimento che sarebbe bene mettere in atto è valutare, per quanto le informazioni in nostro possesso possano essere parziali, la tenuta del proprio istituto di credito. Seguire, ad esempio, gli stress test della BCE può essere un buon modus operandi.

“Il sapere ci renderà liberi”, l’insegnamento di Socrate va applicato anche in quei momenti in cui il tasso del mutuo va stipulato o in cui si scelgono i propri piani di investimento. E teniamo a mente di non essere Warren Buffet e di avere per forza di cose una visione parziale sul mercato e sui prodotti finanziari che ci propinano. Purtroppo, ahimè, le banche ci servono; in questi tempi di aumento della microcriminalità neppure tenerli sotto il materasso è sicuro, meglio essere avveduti.

Annarita Lardaro

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