Claudio Baglioni: «Il palco è il luogo in cui mi nascondo meglio»
Claudio Baglioni ph. ANGELO_TRANI
A 44 anni dallo storico Alé-oó, Claudio Baglioni torna a Roma con sette concerti a Piazza di Siena, dal 24 ottobre al 1° novembre 2026. «CHE NOTTE È QUESTA! la partenza» apre il percorso del “GrandTour LaVitaÈAdesso”, tra memoria, nuove sfide e quasi sessant’anni di musica.
C’è un luogo nel quale, nonostante una carriera trascorsa sotto i riflettori, Claudio Baglioni sente di riuscire ancora a proteggersi. È il palco. Ed è proprio questa apparente contraddizione a restituire il senso più profondo del nuovo progetto che lo riporta a Roma: «Il palco è il luogo in cui mi nascondo meglio».
Una frase che racconta molto più di uno spettacolo. Racconta il rapporto di un artista con il tempo, con il pubblico e con quella dimensione sospesa nella quale l’esposizione diventa, paradossalmente, una forma di intimità.
Dal 24 ottobre al 1° novembre 2026, Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, accoglierà sette appuntamenti di «CHE NOTTE È QUESTA! la partenza»: il 24, 25, 27, 28, 30 e 31 ottobre e il 1° novembre. Un progetto che guarda al passato senza trasformarlo in un punto d’arrivo e che, al contrario, utilizza la memoria come punto di partenza per un nuovo viaggio.
Il palco come luogo in cui nascondersi
Durante l’incontro con la stampa, Baglioni ha parlato del palco non soltanto come spazio dello spettacolo, ma come luogo nel quale un artista può costruire una relazione con gli altri.
È una riflessione che si lega anche al tema della solitudine. L’artista ha spiegato come non sia necessariamente la solitudine a caratterizzare chi fa arte, ma come possa esistere, per chi crea, il bisogno di riempire uno spazio vuoto, di costruire un ponte verso l’altra parte.
La musica diventa così una forma di relazione.
Salire sul palco significa esporsi davanti a migliaia di persone, ma anche trovare uno spazio nel quale poter essere se stessi attraverso ciò che si è scritto, composto e cantato. Un paradosso che Baglioni sintetizza proprio nell’immagine del palco come luogo nel quale riesce a nascondersi meglio.
È anche per questo che, arrivato a una nuova fase della sua vita e della sua carriera, l’artista non sembra interessato a trasformare il passato in una celebrazione nostalgica. Al contrario, vuole ancora cercare qualcosa che non sia stato già fatto.
«Mi ero perso a Roma e chiedevo dove dovessi suonare»
È stato lo stesso Baglioni, questa mattina, ad aprire la conferenza raccontando un sogno fatto durante la notte.
«Stamattina notte ho fatto un sogno», ha raccontato, introducendo così una scena che sembrava già contenere, in forma onirica, una parte del significato del suo ritorno a Roma.
Nel sogno si trovava nella capitale e chiedeva alle persone dove dovesse andare a suonare. Nessuno sembrava conoscere la risposta. Lo guardavano quasi con compassione, come se non sapessero più indicargli un luogo nel quale esibirsi.
Da qui nasce anche la battuta che ha accompagnato il racconto: «Più che un suonatore, sembrava che fossi già uno suonato», ha raccontato con ironia.
Al risveglio, Baglioni ha iniziato a ripercorrere mentalmente tutti i luoghi di Roma nei quali ha suonato nel corso della sua carriera: teatri, auditorium, palasport, stadi, piazze e spazi molto diversi tra loro. Una lunga geografia personale della città, costruita attraverso decenni di musica e incontri.
Il sogno, raccontato direttamente davanti alla stampa, diventa così una sorta di introduzione spontanea al rapporto con Roma che attraversa tutto il progetto.
«Roma è stata spesso testimone delle cose che ho fatto», ha ricordato Baglioni, parlando di una città nella quale è nato e cresciuto e che ha accompagnato molte delle tappe fondamentali della sua esperienza di musicista, interprete e compositore.
Roma, però, non è soltanto una città familiare. È anche il luogo nel quale sente maggiormente il peso delle aspettative. Una città che conosce bene e che, proprio per questo, secondo il suo racconto, sembra chiedergli qualcosa in più.
Da Alé-oó a Piazza di Siena
La scelta di Piazza di Siena non è casuale.
Il luogo si lega idealmente a una delle pagine più importanti della storia live di Baglioni: Alé-oó, il grande appuntamento del 1982 che portò la sua musica in spazi sempre più grandi e che, il 24 ottobre di quell’anno, riunì a Roma circa 250.000 persone, entrando nella storia come il primo grande raduno della musica dal vivo in Italia.
Quarantaquattro anni dopo, il ritorno a Roma assume così un valore circolare.
Non si tratta però di riprodurre quell’esperienza. Baglioni ha parlato di Piazza di Siena come di una nuova sfida, uno spazio diverso, da trasformare in un enorme teatro all’aperto insieme alla sua architettura e al paesaggio circostante.
Per la costruzione dello spettacolo è prevista anche la collaborazione con Giuliano Peparini, con l’obiettivo di valorizzare la particolare dimensione scenica del luogo.
L’ambizione è quella di non limitarsi a collocare un concerto all’interno di Piazza di Siena, ma di fare in modo che sia lo spazio stesso a diventare parte della rappresentazione.
Quasi sessant’anni di musica, senza trasformare il passato in un punto d’arrivo
Sul palco saliranno Baglioni e venti musicisti, insieme a professionisti di alto livello, per un repertorio di circa quaranta brani.
Le canzoni attraverseranno quasi sessant’anni di carriera, ma il rapporto con il passato non sarà quello di una semplice celebrazione.
Baglioni ha spiegato di non voler guardare troppo indietro, neppure attraverso le immagini di ciò che è stato. Il rischio, secondo il suo racconto, sarebbe quello di trasformare la memoria in un punto fermo, in una sorta di conclusione.
Il suo desiderio è invece quello di aggiungere ancora un pezzo alla storia.
Anche per questo il concerto nasce come una sorta di lungo viaggio, costruito progressivamente «strada facendo», nel quale confluiscono composizioni appartenenti a periodi diversi della sua carriera.

Il gioco come forma di libertà
Il gioco è una delle parole chiave della sua riflessione.
Baglioni ha ricordato di aver «giocato» per gran parte della propria vita: da bambino, attraverso i disegni e i colori, e poi attraverso la musica. Arrivare a 75 anni avendo continuato a giocare per quasi tutta la propria esistenza è, per lui, qualcosa di straordinario.
Durante la conferenza, l’artista ha inoltre sottolineato come in alcune lingue il verbo «suonare» venga espresso con la stessa parola utilizzata per «giocare». Un’associazione che, nel suo racconto, assume un significato particolare: continuare a fare musica significa anche conservare la possibilità di giocare, sperimentare e mettersi ancora in gioco. Ed è forse proprio questa la condizione necessaria per affrontare una nuova sfida dopo quasi sessant’anni di carriera.
Una nuova direzione, oltre Roma
Piazza di Siena rappresenta anche una svolta personale nel percorso di Claudio Baglioni.
L’artista ha raccontato di aver attraversato un momento nel quale aveva immaginato di poter arrivare alla conclusione di una parte importante del proprio cammino. Poi, però, qualcosa è cambiato. La sorte ha modificato la direzione del viaggio e lo ha riportato ancora una volta verso il palco, aprendo una prospettiva nuova.
«CHE NOTTE È QUESTA! la partenza» nasce così non come un punto d’arrivo, ma come l’inizio di un percorso che proseguirà oltre le sette date romane. Baglioni ha, infatti anticipato altri concerti e nuovi appuntamenti, inseriti in un progetto che porterà la sua musica nuovamente in viaggio attraverso l’Italia.
Roma diventa il luogo da cui partire. Piazza di Siena è il primo capitolo di un itinerario più ampio, destinato a proseguire nel 2027 con il “GrandTour LaVitaÈAdesso” e a fare ritorno nella capitale il 23 ottobre 2027, ai Fori Imperiali, con «CHE NOTTE È QUESTA! il ritorno».
Anche il titolo dello spettacolo assume allora un significato particolare. «CHE NOTTE È QUESTA!» è una domanda, ma soprattutto è una domanda rivolta al presente: a ciò che ancora può accadere quando un artista decide di tornare sul palco e rimettersi, ancora una volta, in viaggio.
L’emozione che non può essere costruita
Nel corso dell’incontro, Baglioni ha riflettuto anche sui cambiamenti che hanno attraversato il mondo della musica dal vivo.
Se il mercato discografico è profondamente cambiato — basti pensare ai 4,5 milioni di copie vendute da La vita è adesso, un risultato oggi difficilmente immaginabile — il live ha conosciuto una crescita enorme.
Concerti, grandi produzioni ed eventi si sono moltiplicati. Una vitalità che Baglioni osserva con interesse, ma anche con la preoccupazione che la quantità possa portare a una certa omologazione.
Il punto, per lui, rimane l’emozione. Non quella imposta dalla produzione perché «è uno spettacolo», ma quella che nasce realmente dall’incontro tra artista e pubblico. È questa, forse, la sfida più complessa di un grande evento: riuscire a costruire una macchina spettacolare senza lasciare che la macchina prenda il posto dell’emozione.
Una grande notte come esperienza collettiva
Baglioni ha parlato anche del valore sociale dei grandi eventi.
Un concerto di queste dimensioni non è soltanto una performance musicale. È un momento di incontro, una possibilità di condividere uno spazio e un tempo con migliaia di altre persone. E, quando accade a Roma, può diventare anche un modo per riportare la città al centro della narrazione.
L’artista ha sottolineato l’importanza di eventi nei quali Roma possa essere protagonista, perché senza questa dimensione il risultato rischia di diventare più povero e più grigio. Restano così parole come sentimentale, eroico, romantico, ma soprattutto resta l’idea di una grande impresa collettiva: un appuntamento capace di trasformare una serata musicale in qualcosa che appartiene anche alla città.
«CHE NOTTE È QUESTA! la partenza» sarà in scena a Piazza di Siena, Villa Borghese, il 24, 25, 27, 28, 30 e 31 ottobre e il 1° novembre 2026. Il progetto è prodotto e organizzato da Friends & Partners e Come s.r.l., in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale. RTL 102.5 è la radio ufficiale dell’evento.