Intervista a Leonardo Cenci: “la vita è una meravigliosa avventura da vivere”

“La vera misura di un uomo non si vede nei suoi momenti di comodità e convenienza, bensì tutte quelle volte in cui affronta le controversie e le sfide” (Martin Luther King)

Leonardo Cenci è davvero una persona speciale ed un combattente. Ciò che maggiormente mi ha colpita non sono state solo le sue parole, ma soprattutto il suo tono di voce.  La voce di una persona che ogni giorno deve alzarsi e affontare un male terribile, il cancro, ma tuttavia lo affonta con serenità, ottimismo e una passione immensa per la vita, per quanto complessa possa essere.

Di seguito la mia intervista.

  • Leonardo grazie mille per questa intervista. Mi sento onorata a poter parlare con te. Incomincio con il chiederti di presentarti ai lettori del blog.

Incomincio la mia presentazione dicendo di essere stata sempre una persona dinamica, generosa, volenterosa, amante dello sport e della vita fino a 40 anni.

A 12 anni ho avuto un passato da scout, poi ho preso parte al servizio militare, studi e vita giovanile, ma sempre lo sport mi ha accompagnato. Ho iniziato a fare sport a 6 anni, nel 1978, poco prima che dessero il pontificato a papa Wojtyla.

Dopo i 40 anni questa grave diagnosi mi ha cambiato la vita, trasformandomela ma non rendendomela peggiore rispetto a prima. L’ho accettata e ho sfidato il mio cancro con l’atteggiamento e la mentalità sportiva.

  • Leonardo cosa riesce a darti così tanta forza interiore da riuscire a farti andare oltre la malattia e a fare così tante cose?

Io ritengo che sia stato davvero un prescelto, a questo punto… perché credo che ciò che mi ha aiutato sia stata la mia profonda fede e la mia profonda voglia di combattere a tutti i costi, con questo atteggiamento, un nemico che a molti fa solo paura nominarlo. Sicuramente dico la fede, la determinazione e il controllo; anche quest’ultimo mi è servito tantissimo nel percorso della malattia, soprattutto all’inizio, perché ho sempre avuto il controllo della testa e del corpo, mentre il 99,9% dei malati oncologici appena apprendono la notizia hanno la fragilità di un bicchiere di cristallo. Io invece mi sono trovato a tenerlo da subito a bada.

  • Riesco solo ad immaginare quanto impegno e fatica ci sia voluta per affrontare non solo la Maratona di Roma nel 2016 ma soprattutto la Maratona di New York. Per prima cosa come ti alleni? E puoi dirmi come è stata l’esperienza di New York?

Sicuramente la fatica è ovvio che ci sia. Da quando apro gli occhi la mattina ringrazio Dio di averli aperti, e quando vado in bagno a lavarmi il viso già faccio fatica, anche perché ho 11 metastasi celebrali che ovviamente mi danno dei problemi organici e molto funzionali. La parola l’ho acquisita con fatica, il coordinamento per me è faticoso gestirlo…. è una vita di fatica, ma se ascoltassi la fatica sicuramente farei una vita compromessa e invece io fino a quando ce la posso fare e fino a quando avrò l’ultima energia sfruttabile la utilizzerò per vivere una qualità di vita che la renda degna di essere chiamata tale.

Per quanto riguarda correre la maratona sono stato la seconda persona al mondo di sempre a compiere una maratona con il cancro in atto, quindi è una cosa non straordinaria, ma di più perché se consideri che la maratona c’è dai tempi di Sparta e Atene, vedrai che non è così semplice. Per quanto riguarda la settimana di New York è stata per me la settimana più bella della mia vita, più emozionante, più vivibile, più sensata. Ero praticamente frastornato, ho corso i 42 Km con un allenamento molto intelligente, perché ovviamente devo allenarmi in maniera molto intelligente senza andare ad ossidare troppo il mio corpo, quindi andando poco sotto stress e allenandomi con un preparatore atletico che Giovanni Malagò mi ha messo in fruizione e che mi ha allenato in maniera eccellente.

  • Hai fondato l’Associazione Avanti tutta onlus. Mi spieghi meglio l’attività che svolgete e come è possibile, eventualmente, aiutarvi?

Ho fondato l’Associazione Avanti tutta onlus esattamente il 18 giugno del 2013. Grazie alla mia passione nell’aiutare gli altri e nel cercare di rendere felici le persone che sono meno fortunate di me e visto il messaggio forte di speranza e amore per la vita che trasmetto mettendoci la faccia in prima persona, ho avuto tanto sostegno sia da parte delle istituzioni, sia dalle persone comuni, dagli imprenditori, da casalinghe, insegnati, cioè tutti si sono un pochino sensibilizzati. Sono stato capace di fare tutta questa unione e in questi pochi anni, è solo poco più di 3 anni che l’associazione è nata, abbiamo acquisito una popolarità enorme.

Siamo stati capaci di donare oltre 300 mila euro di ausili e di attrezzature per migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici; quindi è una cosa veramente importantissima. Abbiamo reso l’oncologia medica di Perugia un ambiente accogliente, molto vivo, molto pieno di luci, che sembra un resort 4 stelle. La gente è coccolata e al sicuro, perché ci sono infermieri che sono fantastici. Chiunque può offrirci un aiuto dal semplice 5 per mille, alle donazioni benefiche, alla partecipazione ai nostri eventi che organizziamo periodicamente per raccogliere, appunto, fondi per l’associazione.

  • Ho avuto modo di leggere che l’Unione Europea ha deciso di finanziare il tuo Progetto Oncology Games. Mi racconti un po’ di cosa si tratta?

Anche questo è un progetto del quale mi sento onorato e orgoglioso di esserne il padre. È un progetto al quale ci sono stato dietro tantissimo e adesso finalmente potrà diventare realtà. È un progetto meraviglioso in cui questo sarà l’anno zero in cui credo che davvero riusciremo a rendere il cancro una malattia della quale non bisogna avere paura, a livello mondiale. Per adesso abbiamo coinvolto 6 paesi europei, in cui parteciperanno, ed è una caratteristica obbligatoria, esclusivamente gli atleti malati di cancro, quindi devono avere una diagnosi in atto.  Poi ci sarà tutto il discorso di preparazione e dei regolamenti; bisogna scrivere un libro con tante pagine ma per adesso abbiamo scritto poco più di niente. Ci siamo messi in moto, quindi, per assegnare gli incarichi: ci saranno i medici sportivi che scriveranno il discorso di preparatori atletici, ci saranno gli oncologi che diranno chi può partecipare e con quale disciplina e ci sarà il CONI che deciderà le discipline. Insomma è una cosa meravigliosa e anche questo credo che mi farà ricordare; anche quando io magari passerò a miglior vita verrò ricordato anche per questo. Questa cosa mi riempie di piacere, perché è legata allo sport che è la mia vita.

  • Tra le ultime esperienze vissute hai avuto modo di recarti al Quirinale per ricevere l’onorificenza a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e a fare il “famoso” selfie con il Presidente Mattarella. Cosa hai provato in quei momenti?

Mi fa sorridere la cosa. Dunque lì la cosa più bella ed emozionante è stata veramente la mia rottura di un protocollo pazzesco perché appunto chiedendo quel selfie ho fatto la notizia. È stata un po’ battuta su tutti i giornali, era un po’ dappertutto. È stato anche lì un motivo di orgoglio perché vuol dire che effettivamente il mio sacrificio, il mio impegno è stato anche raggiunto ai piani alti. È quindi di fatto è un messaggio che è arrivato addirittura al Presidente della Repubblica che ha deciso di insignirmi dell’onorificenza più prestigiosa che la Repubblica Italiana riconosce. Quindi per me sono stati veramente due giorni di emozioni forti e di soddisfazione perché essere lì e avere questo riconoscimento direttamente dal capo dello Stato mi ha fatto rendere consapevole che magari adesso sono una persona sempre umile però molto utile. Ecco mi ha fatto emergere tantissimo il senso di utilità.

  • Leonardo ti ringrazio nuovamente per la tua disponibilità e ti chiedo: hai un consiglio da dare a chi si trova in un momento difficile della propria vita, a causa di problematiche fisiche e non solo?

Guarda Miriam la sola cosa che conta è quella di riuscire a capire e a vedere sempre una soluzione a qualsiasi problema che uno deve affrontare perché bisogna ricordare che ci sono sempre almeno due soluzioni per ogni problema e poi tenersi bene in mente che la vita è una meravigliosa avventura da vivere e non un preoccupante problema da risolvere. Adesso c’è questa mentalità di percepire la vita con disagio e preoccupazione, la gente ha perso un po’ la bussola e invece è necessario far ritornare l’equilibrio, cercando di vivere di più emozioni. La frenesia di questa società, dei ritmi che ci impone e la nostra voglia di ritenerci virtuali ci fa perdere la bellezza della vita, che è poi quella reale perché quella legata alle emozioni e legata alle persone che vogliamo più bene. Adesso purtroppo neanche più si dice ti voglio bene alla mamma perché ti ha preparato il pranzo, oppure ti voglio bene amore alla propria compagna, bensì si scrivono i messaggini con gli emoticon, però poi bisogna comunque alzare lo sguardo e incominciare a vedere gli occhi delle persone che ci stanno a cuore perché dagli occhi riesci a capire se una persona ha bisogno di un abbraccio, di una parola di conforto, di due orecchie per ascoltare, di uno scossone per riprendersi. È questo che ritengo sia una cosa molto importante.

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