Versailles: “non mi disunisco più” – INTERVISTA
Versailles
“eva”: il nuovo singolo di Versailles, poliedrico e carismatico artista tornato in una veste più dark e horror pop. Il brano, prodotto da Versailles e Maria Virginia Bisconti, è il seguito emotivo del precedente “mangiami”.
Il suo nome d’arte – che l’ha reso celebre al grande pubblico nell’edizione del 2021 di X Factor – sottolinea il desiderio di costruire qualcosa di nuovo e apparentemente assurdo, sui cui nessuno scommetterebbe mai. La nuova musica presentata nel 2025 è un vero e proprio punto di svolta nel suo percorso e anticipa il nuovo progetto in arrivo a breve dal titolo “Appassirò?”.
Versailles (Luca Briscese), classe 1996, viene da Venosa (PZ). All’età di 14 anni si avvicina alla musica rap e in seguito, grazie a un amico di famiglia proprietario di un negozio di chitarre, entra in contatto con le sonorità del grunge e dell’hard rock e si appassiona a figure del calibro di Kurt Cobain e Axl Rose e della chitarra elettrica, strumento che lo accompagnerà nelle sue varie evoluzioni. Una volta compreso il ruolo fondamentale che la musica avrebbe giocato nella sua vita, coltiva la sua passione tra la cameretta e la sala prove, trovando nel rap uno strumento d’espressione per i suoi pensieri fino a quel momento relegati all’intimità dei suoi diari.
Il progetto Versailles nasce nel 2020 dall’incontro tra l’artista e Pulp Music. Con il singolo d’esordio, Truman Show, partecipa alle audizioni di X Factor 2021 dove impressiona immediatamente i giudici con il suo spirito crossover e accede ai live dello show nel roster di Hell Raton. Versailles ha prestato la voce ad Aaron T., uno dei componenti della band 4*Town, nel doppiaggio in italiano del film Disney Pixar RED. Il 18 marzo 2022 pubblica il singolo Lisa Dagli Occhi Blu Ray, e l’8 aprile Assolo: entrambi anticipano l’uscita dell’EP d’esordio -Patico. Il 4 novembre esce il nuovo singolo Comfort Fit con Missey e in contemporanea riparte il nuovo tour. Il 27 gennaio 2023 arriva il nuovo singolo Salute e Malattia. Entrambi sono inclusi nel repack A-Patico, uscito nel febbraio del 2023.
Versailles torna nel 2025 con un nuovo progetto più consapevole, più maturo, più dark, anticipato dai singoli felice mai (marzo), mangiami (maggio) ed eva (giugno).
Intervista a Versailles a cura di Miriam Bocchino.
- “eva” è il tuo ultimo singolo, uscito il 20 giugno. Mi racconti come nasce? Anche se so che come tu stesso hai scritto su Instagram “non sopporti spiegare le canzoni più di quanto hai già fatto scrivendole”.
Questo brano nasce in due modi. Musicalmente dall’incontro finalmente portato a termine con Virginia, in arte Mvr. Sono anni che collaboriamo a tanti progetti diversi, abbiamo fatto anche il conservatorio insieme, e essendo appassionati degli stessi generi abbiamo sempre provato a unire i nostri mondi in una sola canzone. Ci sono progetti aperti mai portati a termine. Per quanto riguarda questo brano, le ho detto ‘ora ci sediamo, vieni a casa mia e vai via solo quando è finita la canzone’. La cosa bella di questa collaborazione è che in realtà Virginia è stata una componente fondamentale della creazione di tutto il disco; questi sono singoli che anticipano un progetto più grande che è un EP.
Concettualmente il brano nasce da un’esperienza molto brutta vissuta da me, ovvero il tradimento da parte della mia ex. ‘Il sesto piano è in fiamme, stasera lei si dimentica’: racconta quello che mi successe quella sera, un episodio di violenza nei miei stessi confronti. Ovviamente non mi sarei mai permesso di attaccare lei, ma ero talmente sull’orlo della follia che ho iniziato a prendermi a pugni la testa, era come se l’appartamento fosse sparso di benzina e io stessi andando a fuoco. Abbiamo voluto tradurre questo episodio con la figura di Eva. Tra l’altro Eva è collegata a Mangiami, il singolo precedente.
Il ruolo di Virginia è stato fondamentale in questi due brani perché nel voler raccontare quello che è stato il mio episodio, il mio vissuto, non volevo farlo come uomo che parla nei confronti della donna che tradisce. Come ci abbiamo tenuto a specificare più volte nel comunicato stampa e nelle interviste, il fatto che Virginia sia una ragazza non è la risposta della controparte, bensì la dimostrazione che questo tipo di situazioni e questi sentimenti sono universalmente condivisibili e sono agender. Virginia si è ritrovata nella situazione opposta: in quel periodo conviveva con il suo ragazzo dell’epoca e nel frattempo si era innamorata di un’altra persona. Si sentiva sia vittima che carnefice: vittima di una convivenza che non sopportava, dovuta a ragioni per lo più economiche, e allo stesso tempo vittima anche dei suoi sentimenti.
- “eva” è il seguito emotivo di “mangiami”, pubblicata a maggio: i due brani, ma anche “felice mai” raccontano il dolore, la sofferenza. È uno stato d’animo che artisticamente ti affascina o è una casualità l’averlo trattato?
È un argomento molto vivo ultimamente: c’è sempre questa leggenda del dolore come ispirazione, del male di vivere. Forse per un periodo ci sono cascato in questa trappola. È una trappola perché poi effettivamente il dolore diventa una comfort zone anche nel trovare l’ispirazione, ti dici ‘mi devono succedere cose brutte per poter scrivere’. In realtà anche nel disco precedente descrivevo uno stato d’animo che purtroppo mi porto dietro da tanto, che è quello dell’apatia, di una depressione cronica profonda. Con questo EP non credo di averla esorcizzato tutta, perché ovviamente ho ancora i miei periodi un po’ strani. L’Ep, infatti, si chiamerà ‘Appassirò?’, con un punto di domanda, proprio per questa mia costante domanda quotidiana: sto per giungere alla fine di tutto, dell’ispirazione, della mia vita, della felicità, oppure no?
Questa prima parte descrive quello che è stato un lungo periodo di fermo, due anni senza pubblicare, senza fare live. Ho cambiato città, lavoro, e nel frattempo davo vita e nutrivo questa creatura per conto mio, riascoltando mille volte i brani e continuando a ricevere da parte della casa discografica continui rinvii. ‘felice mai’, in particolare, descrive questo stato di ‘ma avete rotto il cazzo tutti’ e mi dico ‘è vero, sarò felice mai però forse mi sta bene pure così e addirittura ci faccio dell’ironia’.
Nella seconda parte dell’EP, che è quella che arriverà post estate, si parla sempre di cose tristi (risata), però con un tono diverso. Questi due anni mi sono serviti molto, sono cresciuto, ho capito tante cose di me e ho compreso che a volte anche essere ‘felice mai’ può essere un motivo per farsi una risata. Non mi disunisco più, forse questa è la verità.
- In un’intervista del 2022 dichiaravi “nessuno guarisce dalla propria adolescenza. Non mi sono mai tolto di dosso quell’impulsività, quel senso di inquietudine perenne dovuto al sentirsi la cosa più importante al mondo e al contempo la più insignificante, sono sentimenti che mi seguono ancora”. Oggi per te è diverso? Hai fatto pace con quella inquietudine?
Con l’inquietudine sì, è molto meno presente nella mia vita, banalmente perché ho molto meno tempo e a volte aiuta anche questo. La cosa che è cambiata di più sicuramente è l’impulsività. C’è stato un brevissimo lasso di tempo in cui mi ero convinto che il mio essere artista risedesse nello stare sempre agitato, nel non trattenere o nel non metabolizzare mai una sensazione o un’emozione prima di esprimerla. Poi però ho capito che questo dono che mi è stato fatto, cioè di saper trasporre quello che provo in musica, è un privilegio.

- “Se piango per te mi assicuro che sia buio. Ogni emozione è diventata monouso” mi ha colpito questa parte del brano perché è fotografia di molti, di un uomo che ha timore di mostrare le proprie emozioni alla luce del sole. Credi che questo nascondersi alle emozioni influisca anche su fenomeni sociali?
Credo che ci sia un limite veramente sottile, una zona d’ombra rispetto al non mostrare, mostrare ed esagerare mostrando. Io sono sempre stato uno che non si è mai tenuto niente, quello che provo me lo leggi in faccia.
‘mangiami’, oltre a descrivere il cannibalismo di una relazione, descrive anche quello che viene prima della violenza. Abbiamo fatto anche una performance per presentare il singolo in cui io ero ricoperto da questo telo di pelle rossa. Negli ultimi anni si è aperto molto il dibattito su quello che significa la violenza all’interno dei rapporti umani e retroattivamente mi sono reso conto anche io di aver avuto atteggiamenti violenti, anche se non prettamente fisici, ma banalmente nell’esprimere un’emozione o nell’avere una reazione.
In ‘mangiami’ è espresso molto questo concetto del bagno di sangue in senso figurato – ‘dopo ogni litigio è come se ci fosse stata una tempesta ed è piovuto sangue’. Per la mia personale esperienza il dialogo è importantissimo, ma che sia un dialogo e non un monologo. È importantissimo ascoltare e empatizzare con l’altra persona al di fuori di quelle che sono le proprie necessità o emozioni del momento.
Per quanto riguarda ‘eva’ io, poi, sono riuscito a empatizzare tempo dopo con la mia ex, non voglio dire che condivido le ragioni del tradimento ma ne ho capito i motivi. Ci siamo conosciuti prima dello scoppio della pandemia, io stavo per trasferirmi da Pescara a Milano, e il mio unico modo per vivere a Milano è diventato appoggiarmi da lei. Tutto questo si è trasformato in una convivenza di tre anni, dopo pochi mesi che stavamo insieme. Nel frattempo ho fatto il programma (X Factor), si sono create delle dinamiche molto molto strane: una convivenza così precoce e prematura tra due persone che hanno 23-24 anni non sempre è detto che funzioni.
- Qual è la tua personale definizione di musica? Te lo chiedo perché guardando Instagram noto che “mangiami” è stato accompagnato da una tua performance in strada.
Questo progetto ha una forte componente estetica e visuale. Ovviamente è una mia prerogativa da sempre. Da quando ho preso la chitarra in mano a 14 anni io già immaginavo, disegnavo il palcoscenico su cui mi volevo esibire, poi ho iniziato a pensare ai videoclip, ma per questioni economiche principalmente è sempre stato difficile concretizzare le idee.
Questo disco è seguito da un art director molto forte che è Greta Pinto. È una persona fantastica, abbiamo un grande dialogo su tutto. Abbiamo costruito questo mondo insieme, io avevo tutti i semi e grazie a lei stiamo riuscendo a far fiorire – al contrario del titolo del disco – tutti questi germogli.
L’idea della performance banalmente è partita da una reference vista su Pinterest di una persona coperta da un telo di pelle rossa; l’associazione con i versi del mio brano, ‘quando smette di piovere non vedi che ormai sono un bagno di sangue’, è stata praticamente simultanea.
C’è anche un tema ricorrente in quasi tutte le copertine dei singoli: la sedia. Questo è un mega spoiler: ci sarà il brano, che è la traccia omonima del disco, il cui ritornello recita proprio ‘seduto storto sulla sedia appassirò’.
Stiamo cercando di creare un universo legato a questo disco e a questo immaginario che ha delle sfaccettature per lo più orrorifiche, per il momento, ma che arriverà alla fine del percorso facendo comprendere come in qualsiasi momento difficile l’unica via di uscita è attraverso. Prima o poi, insomma, si intravede la luce.

- Un sogno nel cassetto?
Ultimamente ho constatato di accontentarmi di cose molto semplici. Il mio sogno nel cassetto riguarda sì me ma, in realtà, un po’ tutta la comunità artistica, ed è quello di trovarci in una situazione un po’ diversa perché ormai il settore è veramente in forte difficoltà.
L’unico sogno che ho sempre avuto è di riuscire a vivere di quello che mi piace fare. In questo momento la grossa difficoltà, soprattutto dopo questi due anni di stop, è conciliare la vita di Peter Parker con quella di Spider-Man. È tosta, veramente tosta.
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