L’ultimo posto: “metà dei problemi della vita sono figli della smania del primo posto”

Ieri si è tenuta la Santa Messa nella mia parrocchia di paese per la festa della “Sagra dei Santi Anzoi” (Santi Angeli) nel piccolo borgo di Mattarello in provincia di Trento.  A celebrare la funzione è stato il Vescovo Lauro Tisi, che ancora ci tiene a farsi chiamare semplicemente Don Lauro.

Don Lauro è una personalità molto amata dalla comunità trentina, in particolare a Mattarello, dove ha ufficiato la Messa e le confezioni per tanti anni. Nella regione è noto soprattutto per le sue prediche a sfondo provocatorio, di denuncia dell’abuso di potere da parte della Chiesa e della politica e di accoglienza e piena vita del Vangelo. A conferma di questo, la sua predica di ieri è iniziata con una chiara denuncia al sistema dispotico della Chiesa Cattolica che per secoli si è sempre e solo curata di accumulare potere e prestigio, senza effettivamente essere la sposa di Cristo in terra. E per Don Lauro, questa crisi di potere che la chiesa sta vivendo è una benedizione e un’occasione per iniziare a svolgere il ruolo della chiesa di Dio e non della chiesa dell’uomo.

Il fulcro della predica si rifà ai temi centrali del Vangelo di oggi: cercare l’ultimo posto, cercare la gratuità e invitare storpi e ciechi ad un bacchetto. L’ultimo posto è il posto naturale dell’uomo, ossia il posto vicino alle altre persone. È nella natura dell’uomo esaltare le persone che si fanno umili e semplici, mentre ci si indigna quando altri stanno attaccati alle poltrone del primo posto oppure cercano incessantemente di stare sopra alle altre persone, sopra “come l’olio” secondo Don Lauro. E qui nasce la profonda contraddizione dell’uomo: se da una parte siamo naturalmente portati ad indignarci e a ridere di chi cerca solo il primo posto al potere, dall’altra cerchiamo tutti di accaparrarcelo. Da qui l’origine del peccato, ossia cedere alla tentazione del primo posto, dimenticandosi di vivere uguali agli altri, in mezzo agli altri.

“Metà dei problemi della vita sono figli della smania del primo posto” in qualsiasi realtà della nostra esistenza, sia essa famigliare oppure lavorativa. E quando si riesce a vivere in mezzo agli altri, ci sono altri due parametri da considerare che sono interconnessi tra di loro: vivere la gratuità e invitare storpi e ciechi. “Se il mondo va avanti è perché ci sono persone che si dedicano agli altri senza aspettarsi nulla in cambio”, in quanto la gratuità del servizio è la ricompensa, la volontarietà del servizio è il fulcro di questa scelta di vita. L’esempio che più calza è il volontariato. Ma a chi dedicarsi gratuitamente? Agli storpi e ai ciechi, fuor di metafora, alle fatiche e alle miserie umane. “Non si ha vissuto pienamente se non si è a contatto con realtà di fatica” dove si respira l’aria della vita vera e dove non ci si può veramente aspettare un compenso pecuniario per ciò che si dona.

Martina Seppi

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