Gli italiani e le confische fasciste. Tra memoria e perdita di memoria, vizio Italiano!?

Gli italiani e le confische fasciste. Tra memoria e perdita di memoria, vizio Italiano!?

screenshot Scritta campo

Confische fasciste e leggi razziali.

L’America, attraverso la filmografia,  di Spielberg, per citarne uno, vedi “The Last Days” o “Schindler’s list“, ha reso testimonianza denunciando l’orrore mondiale del nazismo, al di là di ogni revisionismo, e senza dimenticare gli orrori di casa propria, rappresentati dai grandi errori della frontiera americana, con l’eccidio del popolo indiano pellerossa, lo schiavismo e l’eccidio del Vietnam.

In casa nostra?

In Italia, il problema è sempre stato di non aver mai proseguito una disamina profonda del nostro essere stati fascisti. C’è un problema culturale, quello del non fare memoria, se non nelle retoriche degli anniversari!

Mancanza collettiva di coscienza storica. È quanto accade per le ombre non razionalizzate e non inondate della luce della chiarezza, esse così risorgono e vengono sdoganate come responsabilità altrui.

I passi ci sono stati e si son fatti, datati fine anni ’90, di cominciare a sciacquare i panni in Arno, facendo operazione di ricostruzione della memoria storica delle grandi colpe collettive degli italiani per l’acquiescenza verso il nazismo, nella versione fascista nostrana.

In modo narrato, e, forse (!?) più efficace rispetto alla crudeltà dei fatti conosciuti soprattutto attraverso i documentari degli alleati, che hanno filmato gli orrori nazisti disseminati nei vari campi di sterminio, il problema della visitazione della responsabilità è stato inaugurato dal film di Benigni, preceduto dalla richiesta di perdono rivolta agli ebrei da Wojtyla.

E lo Stato italiano?

Al di là della rappresentanza nelle ricorrenze? È un lavoro di scavo per verificare, attraverso i documenti degli archivi di Stato, delle questure e prefetture, quella burocrazia degli orrori che comincia già a rilevare liste lunghe di beni confiscati agli ebrei che venivano deportati.

La commissione governativa, nata a dicembre ’98, sotto la presidenza di Tina Anselmi, ha cominciato  lavorando su due periodi storici diversi: quello che va dal novembre ’38 al settembre del ’43 e quello che sta tra l’ottobre ’43 e l’aprile del ’45.

La scelta temporale deriva dall’esistenza di due punti legislativi nevralgici dell’epoca: la prima legge razziale del ’38, “Provvedimento per la difesa della razza italiana” e il decreto legislativo del ’44, emesso a Salò, “Nuove disposizioni concernenti i beni posseduti da cittadini di razza ebraica”.

L’ampiezza delle spoliazioni.

Sono innumeri le colline, di denti, di fedi nuziali, di scarpe, di capelli e di qualsiasi altra “cosa” fosse appartenuta alla massa di donne, uomini, bambini, fino a poco prima di essere “nudizzati” e diventati un numero marchiato sul polso.

Sono colline che abbiamo visto in documentari datati e anche recenti (non ultime le colline di oro nei sotterranei delle banche svizzere o francesi), ma che stabilivano una discreta distanza tra noi e i luoghi lontani da noi, dove si presentavano reperti di vite in frammenti, resi ormai “cose”.

Rabbrividivamo e finiva lì.

E ora, davanti alle migliaia di pagine di decreti di confisca, pubblicati sulle gazzette ufficiali delle varie province dell’allora impero fascista di Italia, che enumerano una sfilza di beni … n^1 cuffia di gomma; n^1 camicia da notte; n^6 libri, n^ 2 magliette e mutande di tela… Due scolapasta, due busti da donna ,etc..etc… sequestrati ai “Sigg…, perché di razza ebraica”, che dire?

Paradossalmente, le liste in questione assomigliano tanto agli elenchi che venivano stilati per le dotazioni nuziali di qualunque  giovane donna che andasse in sposa.

A quelle liste, diversamente dagli elenchi dotali, non seguiva però alcun talamo nuziale per le migliaia di spose e di sposi e relativa loro prole.

Ciò che li attendeva era un duro pagliericcio, annullamento di sé, violenza di ogni sorta, in un campo di filo spinato, dal nome strano, quanto incomprensibile, come incomprensibile era tutta quella umana follia.

Fonti

Un monito e un paradosso

Fondazione CEDC

Rapporto Generale 2001

Presentazione Rapporto Commissione Anselmi su confische

Politica economica fascista

Confisca beni Ebrei a Parma

Requisizione beni ebraici

Economia Romana e Ebrei

Attività economiche ebrei a Roma 1938-43

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