Com’era vivere in un mondo “senza Luna”? “First Man”: per ricordarlo o anche solo per immaginarlo

Regia di Damien Chazelle, con Ryan Gosling, Claire Foy, Jason Clarke, Kyle Chandler, Corey Stoll, Patrick Fugit.

Titolo originale: First Man. Genere Biografico, Drammatico, Storico – USA, 2018, durata 141 minuti.

Uscita cinema mercoledì 31 ottobre 2018 distribuito da Universal Pictures.

Da questo film ci si aspettano tante cose: sicuramente un tributo a tutto tondo all’America e agli Americani. Non si va al cinema per imparare un po’ della storia dell’evoluzione umana ma, oserei dire, per la curiosità di scoprire come Damien Chazelle abbia voluto rimembrarcela.

La scelta è stata quella di focalizzarsi sulla vita intima e privata del singolo e di toccare moltissimi altri temi come fossero meteore rotanti attorno al nucleo centrale: Neil Armstrong (Ryan Gosling).

Neil non è l’eroe americano ma è un ingegnere silenzioso, schivo e problematico. La perdita di diverse persone care ha costellato il firmamento della sua vita.

Il protagonista del film un attimo prima fugge dinanzi a delle grosse responsabilità – come quella di dover spiegare ai suoi figli che potrebbe non tornare più a casa per poter contribuire al progresso del genere umano –, un attimo dopo è un perfetto calcolatore, è calmo, lucido, ai limiti dell’apatia. Cosa lo ha reso l’astronauta perfetto per il primo allunaggio nel 20 luglio del 1969? Forse proprio la sua capacità di essere “una macchina in superficie” e di rimanere internamente un vulcano di curiosità, ambizione, “fame” di sapere, senza dimenticare di essere un padre amorevole e un marito partecipe.
Neil è “il primo uomo” sbarcato sulla Luna: una missione così pregna di tracotanza che paradossalmente ha fatto fare un bagno di umiltà a tutti noi.

C’è un momento nel film in cui è proprio Kennedy in un suo discorso agli Americani a porre la domanda chiave: perché abbiamo voluto a tutti i costi – in termini di scontri politici, soldi pubblici spesi e vite umane perse – andare sulla Luna? Non è stato solo per vincere una gara giocata con la Russia sotto “l’effetto della guerra fredda”. Non è stato solo per la curiosità che ci distingue dagli animali. E nemmeno solo per manie di conoscenza che portano con loro manie di controllo. Come dice il protagonista nel film: abbiamo bisogno di un altro punto di vista! Un altro punto di vista su ciò che vediamo, su ciò che conosciamo ma soprattutto su ciò che siamo. Sbarcare sulla luna ci consente di smettere di vivere come se la Terra fosse il centro dell’universo, di ridimensionare l’importanza e il “peso specifico” del genere umano nell’intero universo, ci ricorda che siamo piccoli, umani, esseri finiti e fallibili.

Mi piace pensare che una mosca si sia davvero “intrufolata” nello space shuttle guidato da Armstrong e che la prima impronta dell’astronauta sulla luna sia stata simile, in modo impressionante, all’impronta di un bambino sulla sabbia il primo giorno al mare.

Non posso parlare a nome di chi, negli anni ‘60, da qualsiasi schermo disponibile, ha condiviso con Neil un vero e proprio pezzo di storia. Posso però parlare per chi, come me, non era ancora nato.
Guardare “First Man” riesce a farti veramente capire com’è stato il tempo in cui quel disco luminoso che risplende ogni notte nel cielo era ancora ignoto e misterioso.
Per questo motivo sostengo che l’ultimo film di Chazelle è molto di più di “un’americanata”.
Il film sul primo allunaggio è una storia politica, una vittoria scientifica, è il racconto di un dramma familiare.

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