Intervista al Contramestre Yuri D’Alessandro: la Capoeira quale “arte marziale a ritmo di musica”

Yuri D’Alessandro è un “Contramestre” di Capoeira, disciplina di lotta e difesa, a ritmo di musica, sviluppatosi, originariamente, nel XVI secolo tra gli schiavi africani deportati in Brasile.

Egli fa parte del gruppo Soluna, uno dei primi che portò la Capoeira in Italia.

  • Buonasera Yuri. Inizio con il chiederle di spiegare ai lettori cos’è la capoeira.

La Capoeira è una pratica, una lotta di difesa e attacco, un’arte che si sviluppa tra/da gli schiavi africani deportati in Brasile nel XVI secolo. Con il tempo nella pratica venne introdotta la musica per mascherare la lotta agli occhi del padrone e fu così che assunse in parte l’aspetto di una danza. Oggi lotta, musica e danza coesistono ed è proprio questa la sua caratteristica rispetto alle altre arti marziali. A me piace definirla arte marziale a ritmo di musica. Con una differenza sostanziale: anche se si imparano tecniche di combattimento si parla di “giocare” con l’altro, non combattere, jogar capoeira. In realtà instauriamo un dialogo con il nostro compagno/avversario. C’è un ritmo che scandisce e definisce il nostro “gioco”. Questo ritmo è dato dal Berimbau, lo strumento principale della Capoeira, quello che comanda la “roda”! Per questo c’è complicità nel gioco, pur scambiandosi tecniche di attacco e di difesa proprie di una lotta, di un’arte marziale e quindi puntando comunque a mettere fuori gioco l’avversario.

  • Cosa l’ha spinta ad avvicinarsi a questa disciplina?

Ho incontrato e conosciuto il mio maestro, Mestre Pudim, Osvaldo da Silva, fondatore del gruppo Soluna in una palestra in cui mi allenavo 22 anni fa. Mi propose di provare la Capoeira e ne rimasi affascinato proprio per il connubio arte marziale/ musica. Oggi Mestre Pudim porta avanti anche con Mestre Ratinho e altri contramestre, professori e instruttores il lavoro del gruppo Soluna che è presente a Roma in varie palestre, a Napoli a Cagliari, a Rimini e in Olanda.

  • L’insegnamento è stato qualcosa che ha ricercato od è avvenuto in modo spontaneo?

L’insegnamento è nato con il tempo, gradualmente. Ora sono 14 anni che insegno, all’inizio aiutavo nelle lezioni il mio maestro. Fermo restando che continuo ad essere a mia volta allievo, insegnare la Capoeira mi ha fatto vedere le cose da un altro punto di vista. Un movimento, il tocco di uno strumento devi comprenderlo di nuovo, lo devi rielaborare per trasmetterlo. Devi capire il modo migliore per comunicarlo e questo meccanismo si affina continuamente. Ho modificato delle cose nel mio metodo negli anni. si può dire che insegnando s’impara.

  • In Italia ha trovato un riscontro positivo nei riguardi di questa disciplina o crede che sia necessario fare di più per la sua diffusione?

In Italia la Capoeira è abbastanza conosciuta ma si potrebbe fare di più. Ad esempio, sarebbe interessante poterla inserire nelle attività didattiche delle scuole, dalle elementari, con corsi propedeutici all’età dei bambini, alle scuole superiori. Del resto, la Capoeira nasce come risposta alla deportazione degli schiavi in Brasile e per questo potrebbe essere un ponte tra le materie storico letterarie e l’ora di educazione fisica.

  • Lei insegna in una scuola importante, quale la scuola di Capoeira Soluna. Nota delle differenze rispetto ad altre scuole che operano nella medesima disciplina?

Non sta a me parlare degli altri, noi facciamo il nostro lavoro nel rispetto di quanto ci è stato insegnato e ci viene trasmesso da due maestri che hanno origini diverse (dal sud, Porto Alegre al nord, Bahia). Dalle palestre, alla Capoeira di strada. Nella Capoeira vengono tramandate un insieme variegato di conoscenze e il gruppo Soluna è da sempre un gruppo aperto allo scambio e al confronto con gli altri.

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