L’apertura dei mercati post 4 marzo. E del mercato, perché la grillina Sora Tina ha vinto.

Come da pronostico, i Cinque Stelle hanno vinto. È il partito più votato. La governabilità poi è un’altra cosa, ma di certo il consenso è alle (cinque) stelle. Una vittoria così netta, soprattutto nelle regioni del Sud, non era, probabilmente altrettanto prevedibile.

Sora Tina l’avevamo lasciata al suo storico banco del mercato, fervente sostenitrice grillina e, adesso, dopo l’ebbrezza della vittoria è ancora più salda nel suo convincimento. Al mercato sono tutti entusiasti. “A casa” è il coro unanime verso Renzi, ma ancor di più verso D’Alema, riciclato come una peperonata domenicale mal digerita che fino all’imbrunire torna su.
Il Partito Democratico si segnala come il vero grande sconfitto. Renzi si è (obbligatoriamente) dimesso, adesso si apre l’ora più buia, citando il bel film con Gary Oldman, per l’ultimo baluardo di una (da anni) stinta sinistra. Tra i papabili, un ritorno del ringalluzzito Enrico Letta (mai per lui il detto sedersi sul ciglio del fiume e aspettare i cadaveri dei nemici scorrere fu più indicato), il giovane Martina, il buon Calenda ben segnalatosi come Ministro dello Sviluppo e chi più ne ha più ne metta per il toto nome. Per il PD, però, più che il nome serve ritrovare o, forse, costruire un’identità politica realmente vicina “agli ultimi”. Chissà, forse neppure sopravvivrà a cotanta debacle. La nostra Sora Tina lo sa bene che Renzi non avrebbe mai potuto rappresentarla, che le orride dichiarazioni di Poletti sui nostri “expat”, non avrebbero potuto significare il suo cuore di madre ferito dal vedere i suoi figli andar via in terre lontane.
E, così, le persone, quelle comuni, hanno votato, tanto di pancia, poco di testa. Con tanta fame e sete di voto, dopo tanti anni di digiuno politico visto come usurpazione. Ed è giusto votare con tale sentore, quando non si ha nulla da perdere o nulla da aspettarsi di diverso da una classe politica galleggiante da trent’anni. Sui Cinque Stelle si può dire realmente di tutto, ma di certo non che siano presenti sulla scena politica da anni. Solo non dimentichiamo che dalle ceneri della Prima Repubblica craxiana scese Berlusconi & co., ora su queste ceneri di Seconda Repubblica si ergono Di Maio, Grillo e il deus ex machina Casalino. Una riflessione è forse d’obbligo su tale parallelismo.

I nostri mercati finanziari, invece, come hanno reagito a questa notizia? Come ci si aspettava, lo spread è tornato per un attimo a galoppare, la Borsa ha retto più che egregiamente riportando un poco interessante -0,4 %, tranne per il titolo Mediaset crollato di cinque punti solo nell’ultima seduta di apertura. Ci siamo, dunque, davvero svegliati in una nazione diversa solo per dei risultati elettorali? In parte sì ma non del tutto. L’economia del Paese, che segue il generale andamento positivo di quelle occidentali trainate dalla ripresa statunitense, è reale. Lenta, ma pur sempre ripresa. Le imprese sono tornate, seppur timidamente e con contratti precari e al ribasso, ad assumere. I consumi, anche in questo caso a rilento, sono ripresi e la generale percezione, che poi è la vera fictio su cui si regge un qualsivoglia sistema economico capitalistico, è che qualche soldo in tasca in più da spendere per facezie ci sia.

Orbene, questa la cornice. Il ritratto, invece, verrà dipinto a tinte più o meno fosche dal pennello della linea che i vincenti partiti autodichiaratisi fieramente “populisti” (grillini e Lega) adotteranno realmente una volta incanalati nelle istituzioni. Perché una regola è certa, ovvero che anche l’antipolitica ha bisogno di regole politiche se vuole governare. E così sarà. Notizia istantanea è l’apertura dei tanto chiusi (a parole) Cinque Stelle ad alleanza perché da soli non si dirige il Paese. La partita delle consultazioni è aperta, Mattarella giocherà come sempre da mediano di contenimento. Il ruolo d’attaccante non gli si confà né per natura né per il rispetto quasi sacrale che ha della Repubblica.
E, dunque, sarà la stasi a prevalere? Oppure Lega e Cinque Stelle, così diversi così vicini, si uniranno per formare una maggioranza monstre? Sapremo ecumenicamente a breve.

Una prospettiva che potrebbe aprirsi e imporsi come più plausibile è quella di un cosiddetto “Governo di minoranza”, retaggio soprattutto degli anni ’70, in cui la coalizione di centro destra andrà a governare, seppur senza maggioranza e procedendo a vagliare riforme, di volta in volta approvate ora alcuni talora da altri parlamentari di diverso colore politico.

Nulla cambierà, con buona pace della nostra amata Sora Tina che ha creduto al reddito di cittadinanza, all’Italexit, al ritorno della lira. Che ha atteso buona buona dal suo tablet regalo del primogenito il risultato elettorale. Che ha creduto e crede all’inversione decisa di rotta. La speranza, d’altronde, è sempre positiva e tifare contro non è mai un bene, né una scelta intelligente (tranne Enrichetto Letta lui suvvia aveva le sue buone ragioni per gufare il “caro” Matteo). Sperare tutti che la sinistra ritrovi la sua anima perduta da anni, che le persone ritrovino il senno perduto soprattutto quando si tratta di utilizzare parole come accoglienza, non violenza e migranti. E poi si sa, tutto deve cambiare perché tutto resti dannatamente uguale… keep calm and enjoy our future.

Annarita Lardaro

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