Il nuovo Milan di Maldini e Boban

29 aprile 2001. Si gioca la 28esima giornata di Serie A. In campo alle 15:00, tra le altre, Milan e Verona. C’è un bel sole su San Siro, anche se non fa ancora troppo caldo. In palio ci sono tre punti fondamentali per entrambe le squadre. Ma a noi interessa un altro dettaglio adesso. Avviene tutto al 60′ minuto di gioco. La palla esce, Tassotti chiama il cambio. Esce Federico Giunti ed entra Zvonimir Boban, con la sua solita maglia numero dieci.

Il croato si fa il segno della croce e subito comincia a dare indicazioni ai compagni. Ma poi cerca qualcosa con gli occhi, come se non fosse più tanto interessato alla partita. Si tratta del capitano rossonero, Paolo Maldini. I due giocano insieme da anni. Si conoscono a memoria ormai. Ma Boban lo osserva con un’intensità insolita, come se sapesse già che quella sarà una partita diversa dalle altre per loro. E così i due si guardano per qualche secondo, prima che il gioco ricominci. La gara finirà poi 1-0 per il Milan, grazie ad un gol di Shevchenko su rigore. Ma quello che a noi interessa è che questa è stata l’ultima partita di Boban con la maglia del Milan. E quindi l’ultima giocata insieme dal croato e Paolo Maldini.

La scelta di Gazidis

Passiamo ora al 29 maggio del 2019. Qualche giorno fa in pratica. Gazidis, nuovo amministratore delegato del Milan per conto del fondo Elliot, rilascia un’intervista alla Gazzetta dello Sport, in cui spiega le proprie linee guida per il nuovo Milan che sta nascendo. “Dobbiamo generare profitti che possano essere reinvestiti. Dobbiamo crescere nei limiti del Fair Play Finanziario, prendendo giocatori che non siano top players ma che lo diventino qui. Non bruceremo i nostri fondi per una sola stagione nel presente, ma vogliamo costruirci il futuro”.

Il piano è molto ben elaborato e ambizioso. Ha bisogno però di una persona che lo renda possibile. Qualcuno in grado di gestire l’area sportiva del Milan con autorevolezza e competenza. “Ho offerto a Paolo Maldini il ruolo di direttore tecnico. Avrebbe intorno uno staff all’altezza. Il suo non sarebbe solo un ruolo di facciata ma sarebbe assolutamente centrale nelle scelte tecniche. Aspetto la sua decisione”. Insomma, per Gazidis il Milan deve ripartire necessariamente dal suo storico capitano come capo dell’area tecnica.

Le condizioni di Paolo Maldini

Facciamo un attimo un altro passo indietro. Stavolta siamo al 5 ottobre del 2016. Altra intervista alla Gazzetta dello Sport. Ma questa volta è Paolo Maldini a parlare. Nei giorni precedenti, si è parlato di un suo possibile ritorno nella società rossonera come dirigente. Un posto che gli sarebbe stato offerto dalla nuova proprietà cinese di allora, quella del misterioso Mister Li.

Paolo allora detta le sue condizioni: “Non posso metterci la faccia senza conoscere i cinesi. E voglio una responsabilità diretta e chiarezza sul mio ruolo. A questo punto, sono loro a dover dare risposte a me, non il contrario. Con il Milan non si scherza”. Parole forti, che poi si riveleranno profetiche purtroppo. Ma che soprattutto ci fanno capire di cosa ha bisogno Maldini per operare al meglio da dirigente rossonero.

Il piano di Maldini per il suo nuovo Milan

Eccoci allora finalmente al presente. Anche se manca ancora l’ufficialità, possiamo dire ormai che Maldini ha accettato il ruolo offertogli da Gazidis. Segno che quelle condizioni, che ha richiesto qualche anno fa a Li, ora gli sono state garantite da Elliot. Per le comunicazioni formali, si aspetta soltanto che Paolo finisca di allestire la propria squadra dirigenziale, che si sta formando proprio in queste ore. E che sarà composta da nomi davvero importanti.

Su tutti, quello di Zvonimir Boban. L’ex fantasista del Milan di Berlusconi sembra aver accettato l’incarico, tanto che starebbe già operando sul mercato per i rossoneri (nonostante il tentativo di Infantino di trattenerlo con sé alla Fifa). Sarà lui ad affiancare Maldini nella guida sportiva del club. C’è chi parla addirittura di una divisione dei compiti tra i due molto dettagliata e puntuale, per cui il croato dovrebbe occuparsi dei giocatori offensivi e l’ex capitano dei difensori.

Come ds invece, dopo il no di Tare, è stato scelto Frederic Massara, ex collaboratore di Sabatini al Palermo e alla Roma. Massara ha il pregio di essere una persona molto riservata e professionale, oltre ad avere una grande competenza calcistica, e quindi può benissimo essere l’esecutore principale delle strategie tecniche dettate da Maldini e Boban.

Infine, come nuovo allenatore a breve ci dovrebbe essere l’annuncio di Marco Giampaolo, tecnico propositivo e ambizioso, che viene da un triennio molto positivo alla Sampdoria. Sarà suo il compito di valorizzare al meglio la rosa che il Milan gli metterà a disposizione, che sarà composta soprattutto da giovani promesse e talenti in rampa di lancio, come dichiarato dallo stesso Gazidis. Solo così i rossoneri potranno mettere a posto il bilancio senza rinunciare a rilanciarsi ad alti livelli in Italia e in Europa.

Le prime mosse sul mercato

Come già accennato, la coppia Maldini-Boban sarebbe già all’opera per allestire la miglior squadra possibile. In tal senso, è necessario tenere conto delle idee calcistiche del nuovo allenatore, che predilige da anni schierarsi con un 4-3-1-2 orientato al possesso palla e al pressing alto.

Per questo, si sta lavorando soprattutto sul centrocampo, dove sembra già preso Krunic e si sta ancora trattando per Sensi, Veretout e Strootman. Sarà molto importante rafforzare anche la difesa intorno a Romagnoli, per cui si fanno i nomi di Lovren e Mario Rui. Infine, servirà anche una seconda punta da affiancare a Piatek, che potrebbe essere Kouame (suo ex compagno di reparto al Genoa).

Purtroppo, per rientrare all’interno dei paletti del Fair Play Finanziario, sarà fondamentale anche cedere qualche pezzo da novanta. In questi giorni, circolano con insistenza soprattutto due nomi in uscita per i rossoneri: Donnarumma (al suo posto si parla già di Cragno) e Suso. Due giocatori presi a costo zero e che potrebbero portare perciò sostanziose plusvalenze nelle povere casse milaniste.

Prospettive future

Non sarà semplice ricostruire il Milan, viste le condizioni disastrose in cui Fassone ha lasciato la società ormai più di un anno fa. “Elliot ha preso inaspettatamente il club alla fine di luglio del 2018 e ha dovuto subito risolvere problemi enormi. Il Milan è stato salvato. Elliot ha immesso nel club 220 milioni di euro per rifornirlo di capitale e rispondere agli obblighi. Se non lo avesse fatto il club sarebbe andato verso la bancarotta e avrebbe rischiato la retrocessione”.

A cui va aggiunto l’operato di Leonardo dell’ultima stagione, non proprio irreprensibile e a tratti persino poco chiaro. Tanto che i rossoneri non sono riusciti a qualificarsi in Champions League nemmeno quest’anno. Nonostante le ingenti spese ulteriormente compiute sul mercato.

Non è un caso che la Uefa tenga ormai sotto stretta sorveglianza le mosse milaniste, che dovrebbero essere sottoposte prossimamente anche ad un verdetto ufficiale per quanto riguarda le ripetute violazioni effettuate nei confronti del Fair Play Finanziario (sempre che il Tas ci faccia il favore di fare la sua parte e decidere ciò che deve).

Eppure la speranza si è riaccesa ultimamente nei cuori dei tifosi rossoneri. Perché ora ad occuparsi delle vicende del Milan sembra finalmente esserci una società seria. Con un progetto vero ed ambizioso. E una coppia di dirigenti al comando di tutto che sono di per sé una garanzia assoluta per il futuro. Maldini e Boban. Due grandi bandiere milaniste di nuovo insieme dopo 18 anni. E con la voglia di riportare nuovamente il Milan ai fasti di un tempo.

Leonardo Gilenardi

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