“Who Will Write Our History” di Roberta Grossman: “il mondo sa della nostra sofferenza? E se lo sa perché tace?”

Who Will Write Our History

di Roberta Grossman

Cast: J.Budnick, P. Glowacki, K.Gruzka

‘95

Nel novembre del 1940 i nazisti rinchiusero 450.000 ebrei nel ghetto di Varsavia. Un gruppo di giornalisti, ricercatori e capi di comunità decise di combattere in segreto la propaganda dei nazisti con carta e penne.

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Recensione

“Chi non ha assistito al pianto delle cose morte non ha visto niente di triste nella vita”.

Un documentario come memoria storica, un’opera che ripercorre una storia inusuale, poco conosciuta e potente. Potente come lo sono le parole, le fotografie, le immagini e gli scritti. Scritti utilizzati per non essere dimenticati, per riportare ciò che è realmente, per superare la propaganda nazista, fuorviante e umiliante.

Tutto trae origine da un archivio segreto trovato nel ghetto di Varsavia, dopo la sua distruzione da parte dei nazisti. Un archivio che conduce ad una storia: quella di Emanuel Ringelblum e del gruppo Oyneg Shabes. Il gruppo, composto da gente di cultura, nasce nel 1939 quando i nazisti invasero la Polonia e gli ebrei iniziarono a subire le prime umiliazioni, fino ad essere nel 1940 rinchiusi nel ghetto.

Ringelblum, storico, decise di attuare un piano e creare un gruppo che potesse raccontare la vita vissuta dagli ebrei nel ghetto per impedire che le generazioni future avessero un’idea del popolo ebraico distorta. I documenti e le immagini raccolti sono frammenti di vita quotidiana, arbitraria e soggettiva e per questo veritiera. Ogni storia è diversa, così come sarà differente il destino dei membri del gruppo dopo l’avvento nazista.

“Quali fattori hanno contribuito alla sopravvivenza di una persona e alla morte di un’altra?”

L’archivio nel corso degli anni si evolve e, da testimonianza, diviene atto di accusa contro i nazisti e le loro barbarie, un tentativo di far subentrare l’umano sopra l’inumano!

L’archivio ritrovato solo anni dopo la guerra riporta in vita documenti dissepolti dalla morte, documenti che testimoniano le atrocità, le sofferenze patite e la crudeltà vissuta.

 “Il mondo sa della nostra sofferenza? E se lo sa perché tace?”

Nel 1999 gli archivi di Emanuel Ringelblum sono stati menzionati nel Registro della memoria del mondo dall’UNESCO.

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