“Il mestiere del comico è quello di fare domande”: “Giobbe Covatta – Un bianco in nero”, un saggio dedicato all’artista.

Giobbe Covatta

“Non so se posso definirmi un buono, tantomeno un buonista, credo semplicemente di esprimere il mio punto di vista. Se dico che è necessario salvare chi annega durante le traversate del Mediterraneo, lo dico come essere umano non come buonista, anzi mi considero come un cittadino che pensa in termini di giustizia. Se poi riesco a trovare qualcuno che è disposto a confrontarsi su queste opinioni senza stare sul chi va là con fare aggressivo, accetto volentieri il dialogo.

La verità è che io faccio il comico, punto. E il mestiere del comico è quello di fare domande.”

“Giobbe Covatta – Un bianco in nero” è il nuovo volume edito da Asylum Press Editor, a cura di Claudio Miani e Gian Lorenzo Masedu.

Il saggio consente di conoscere la vita dell’artista, dalle sue origini al suo passato prossimo, con un occhio alla contemporaneità e alla società.

Parlare di Giobbe Covatta vuol dire partire dell’eccezione “artista impegnato”. Giobbe, infatti, da oltre 20 anni, nello specifico dal 1994, collabora con l’Amref, sostenendo l’impegno dell’organizzazione e fornendo, attraverso il suo ruolo di personaggio pubblico, un aiuto concreto alle loro iniziative.

Giobbe Covatta, nasce “Gianni Covatta” a Taranto ma vive dall’età di tre anni a Napoli: la napoletanità e le profonde radici del sud saranno un tratto distintivo della sua carriera.

Artista da sempre irriverente, è stato in grado, durante la sua vita artistica, di trattare temi sociali e religiosi.

La sua esperienza di vita lo ha condotto, dopo essersi dedicato alla vela, a lasciare il lavoro da velista per diventare animatore turistico e successivamente ad esibirsi, nel 1983, come cabarettista sul suo primo palcoscenico, il Derby Club di Milano.

Il locale, da sempre, è stato fautore di talenti (umoristi, attori e musicisti) tra cui Giorgio Gaber, Teo Teocoli, Enzo Jannacci e molti altri.

Nel 1987 esordisce in televisione come comico, nel programma “Una notte all’Odeon”, ma la vera consacrazione la ebbe nel 1990 nel “Maurizio Costanzo Show”.

Nel 1991 approda al palcoscenico teatrale con lo spettacolo “ParaboleIperboli”.

Giobbe Covatta si manifesta nella sua totalità, grazie all’interesse per le questioni etiche, morali e umanitarie, non solo a teatro ma anche nel campo dell’editoria e del cinema. Covatta, infatti, pubblica il suo primo libro “Parola di Giobbe”, una rivisitazione in chiave satirica del testo biblico, per proseguire con altri spettacoli e altri romanzi.

Nel cinema debutta, nel 1993, nel film “Pacco, doppio pacco e contropaccotto”.

Giobbe è un artista dissacratorio, ironico e in grado di avvicinarsi a tematiche che colpiscono le persone e, spesso, i luoghi comuni. Parlare della religione, ad esempio, contrapponendo alla valenza simbolica un’ironia terrena è estremamente impavido.

La solidarietà è un valore che per Covatta è alla base del vivere e della fratellanza. Molti suoi lavori, tra cui alcuni documentari, riflettono ciò.

Il primo documentario “Sono stato negro pure io” tratta le condizioni di vita dei bambini che crescono in Africa orientale, mentre il secondo “All Human Right for All” consiste in 30 cortometraggi ispirati ai 30 articoli della “Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo”.

“E’ un problema di giustizia sociale, di giustizia planetaria perché nessun essere umano partirebbe lasciando la propria casa se non ci fosse la violazione di diritti fondamentali, come lo studio o la mancanza di beni primari.”

Giobbe Covatta è un’artista poliedrico, in grado attraverso la chiave dell’umorismo e della sua proverbiale verve di veicolare messaggi e pensieri importanti: questo, sicuramente, è anche uno dei motivi per cui è divenuto ambasciatore di Amref.

Religione, ambiente e Africa: le tre macroaree di riferimento della carriera artistica di Giobbe.

Il saggio si compone di tre sezioni dedicate all’artista, nello specifico: “Parola di Giobbe. Quando il Sacro è profano e il Profano è sacro” di Simone Scardecchia, “La risata di Giobbe. Basta poco, che ce vo’?” di Emanuele Rauco e “Viaggio in Africa, un continente a forma di Cuore” di Mariangela Sansone.

Nel proseguo della lettura è possibile leggere l’intervista a Giobbe Covatta a cura di Claudio Miani, in cui si scopre l’artista e l’uomo, con una componente intima, come l’amicizia con Enzo Iacchetti.

“Sperando sempre che il mio ruolo di cantastorie, sommato all’interesse di chi mi ascolta, poi possa davvero cambiare le cose, se non addirittura parte di questo mondo…”

Il saggio si conclude con l’intervista a Guglielmo Micucci, Direttore Generale di Amref Health Africa in Italia, a cura di Beatrice Andreani, che da circa vent’anni si occupa di cooperazione internazionale.

Giobbe Covatta – Un Bianco in Nero

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